Immaginare come se n̶o̶n̶ ci fosse un domani - Un format per coltivare possibilità dentro un presente che le nega

Per esprimere l'idea dell'eccesso si usa spesso la formula: "fare qualcosa come se non ci fosse un domani". Quando non c'è un domani, ogni esagerazione sembra lecita. Questo però non vale per l'immaginazione. Oggi è proprio l'assenza del domani a limitarne la possibilità.
La soglia del possibile si abbassa sempre di più: crisi climatica ed economica, guerre, precarietà delle esistenze. Tutto contribuisce a rendere difficile l'esercizio immaginativo. Da una parte il futuro ci appare esclusivamente come distopia; dall'altra l'immaginazione viene ridotta a strumento pragmatico di sopravvivenza.
Ecco perché immaginare come se n̶o̶n̶ ci fosse un domani apre uno spazio diverso: uno spazio in cui le possibilità possono fiorire. Dove esiste un domani, l'utopia prospera, e le idee smettono di avere il sapore dell'impossibile, trovano uno spazio immginale in cui realizzarsi.
Per entrare in questo modus pensandi bisogna sostituire il motto "i bei tempi andati" con "i bei tempi che verranno".
Immaginare come se n̶o̶n̶ ci fosse un domani significa allora mettere da parte la negazione. Un tempo che verrà esiste: l'immaginazione è la matrice capace di amplificare all'infinito lo spazio delle possibilità.
Elogio del delirio
Elogiamo dunque il delirio.
Delirare significa uscire dal solco: de, particella che indica allontanamento, e lira, il solco tracciato dall'aratro. Il delirio non è quindi soltanto una modalità patologica della mente, ma un modo diverso di coltivare il mondo.
Per questo oggi c'è bisogno di elogiarlo: sognare l'impossibile non è una vana divagazione, ma il tentativo di permettere a una realtà ancora invisibile di manifestarsi. Il delirio si oppone al realismo imperante che rende sterile ogni immaginazione.
Portare l'aratro fuori dal solco del mondo capitalista significa necessariamente arare un altro campo.
Il delirio è allora il principio di ogni ribaltamento dello stato di cose presente. È il gesto iniziale dell'iperstizione.
Il punto da cui osserviamo il mondo
Una lezione dalle scienze dell'Io
La realtà percepita è plasmata dal punto da cui la osserviamo.
Non serve scomodare facili parallelismi con una certa "fisica quantistica da cameretta": questa intuizione non ha bisogno di conferme pseudoscientifiche. Basta affidarsi alla propria esperienza del reale, oppure a quelle tradizioni che possiamo chiamare, per comodità, "scienze dell'Io": mistica, occultismo, pratiche contemplative, dottrine esoteriche.
Chiunque abbia attraversato un percorso in cui la meditazione occupa un ruolo centrale sa di cosa si sta parlando. Chi non lo sa potrebbe semplicemente provare.
Esistono molti punti dai quali osserviamo la realtà, e questi dipendono da ciò con cui ci identifichiamo. Se siamo arrabbiati, osserviamo dal punto della rabbia. Se siamo sereni, osserviamo dal punto della serenità, e così per ogni stato d'animo o miscuglio di essi.
Quando ci accorgiamo di questo meccanismo diventa evidente quanto gli eventi esterni e le pressioni sociali modellino il nostro sguardo.
Viviamo in una realtà che continua a raccontarci che non esiste alternativa. Così finiamo per osservare il mondo dal punto di vista della rassegnazione. La soglia del possibile si restringe sempre di più, e a farne le spese è soprattutto l'emotività: un grigio piattume che ci schiaccia e ci porta a reagire dal punto di vista della frustrazione.
Esiste però un punto da cui è possibile osservare oltre i condizionamenti esterni. Questo insegnano le prime pratiche delle scienze dell'Io. E questa consapevolezza dovrebbe appartenere anche a chi non ha scelto un cammino iniziatico.
La domanda da porsi, allora, quando immaginiamo il futuro è semplice: da quale punto sto immaginando?
Sto immaginando dalla rabbia, dall'impotenza, dall'invidia, dalla frustrazione? Oppure dall'amore, dalla gioia, dalla serenità?
Facile dirlo, difficile farlo.
Il punto da cui si agisce si coltiva delirando. Bisogna prendere l'aratro e trascinarlo fuori dal solco in cui è stato confinato fino ad ora, per tracciarne uno nuovo.
Il piacere
Sentirsi vivi per disertare la realtà
Alexander Lowen scriveva: "Il piacere è la percezione di una vitalità corporea piena".
Il processo di immaginazione senza limite ha proprio questo obiettivo: accompagnarci verso una dimensione percettiva del piacere.
Per piacere non intendo una fuga edonistica dalla realtà, un diversivo per sentirsi temporaneamente liberi da una quotidianità oppressiva. Intendo piuttosto la capacità di alimentare dentro di noi un punto di vista erotico sul mondo: una disposizione capace di entrare in relazione con l'oggetto dell'immaginazione e, da quell'incontro, generare qualcosa. Partorire simbolicamente un figlio.
Quando Lowen parlava di piacere, da psicologo bioenergetico, si riferiva al fluire libero e sinuoso dell'energia vitale nel corpo. Vale la pena richiamarlo proprio perché una delle grandi malattie del presente sembra essere l'impotenza: quella sensazione di schiacciamento di fronte a una realtà che appare invalicabile.
L'impotenza proibisce il piacere. E proibisce la generazione.
Eppure quasi tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo conosciuto quella sensazione intensissima: sentire pienamente il proprio corpo, avvertire la vita che scorre dentro, l'eccitazione provocata da un'esperienza, da un incontro, da un'intuizione.
Quella sensazione contiene qualcosa di profondamente sovversivo.
È potenza.
Potenza di provare piacere, ma anche di generare: idee, relazioni, visioni, possibilità.
Oggi, però, indossiamo un abito troppo stretto, che impedisce il libero fluire di questa energia vitale: la divisa del realismo.
Ed è proprio questo realismo che occorre disertare.
Sottrarsi al suo dominio significa riaprire la possibilità di sentirsi vivi e di abitare il mondo eroticamente. Non necessariamente attraverso pratiche bioenergetiche (che ben vengano, per carità!) ma attraverso l'esercizio di un'immaginazione senza limiti, attraverso la volontà del delirio.
Delirare significa spostarsi da un solco all'altro: dal solco del realismo schiacciante al solco del piacere.
Deliranti di tutto il mondo, unitevi
Un format oltre la performance
Immaginare come se n̶o̶n̶ ci fosse un domani vuole essere prima di tutto un invito all'immaginazione.
Per questo, attraverso Calliphora, propongo la nascita di un format capace di raccogliere idee deliranti.
L'obiettivo non è progettare qualcosa di immediatamente realizzabile, ma stimolare le possibilità della mente. Chiamo quindi a raccolta chiunque custodisca una fantasia nella quale si sente intensamente vivo, affinché la condivida.
Non esistono limiti tematici: racconti di mondi possibili, architetture "irrealizzabili", cybernetica, solarpunk, idee fuori scala per festival, modi alternativi di vivere la socialità. Ma anche poesie, teorie patafisiche, organizzazioni politiche immaginarie, religioni, miti, musica o altro.
Tutto è concesso dentro Immaginare come se non ci fosse un domani.
Non importa che ciò che viene prodotto sia fattibile. Ciò che conta è coltivare un punto di vista gioioso e utopico da cui osservare la realtà. Ciò che conta, inoltre, è provare piacere, far vivere veramente i nostri corpi.
Al di là della performance e della produttività esiste la gioia del fare senza scopo, dove immaginare è già il fine.
E se di fronte a tutto questo nasce spontanea la domanda: "a cosa serve?", allora forse stiamo ancora immaginando attraverso il filtro della rassegnazione e della performance.
Se invece questa idea accende entusiasmo, allora è proprio da lì che può nascere il contributo a questo format.
Buona immaginazione a tutti e tutte.
"La magia ha a che fare con il cambiamento; un cambiamento delle circostanze che possa invogliarvi a sforzarvi di vivere secondo un sempre crescente senso di responsabilità personale; che vi faccia capire che, se lo scegliete, potete cambiare ciò che vi circonda e che non siamo ingranaggi impotenti in un qualche universo meccanico. Tutti gli atti di liberazione personale/collettiva sono atti magici. La magia ci conduce all'euforia e all'estasi, all'intuizione e alla comprensione, al cambiamento di noi stessi e del mondo a cui partecipiamo. attraverso la magia possiamo arrivare a esplorare le possibilità della libertà"
Phil Hine, Chaos Magick - Introduzione alla Magia del Caos
Per approfondire il tema, inoltre, invito alla lettura dell'articolo di Ckarl Zisher: Elogio del delirio
Frater Eos


