Randagi: cartolina dall'apocalisse

"Randagi" di Pasquale Borrelli (Graus edizioni), è il vagare di un cagnaccio tra le macerie della vita e della politica. Un incedere sospettoso e deluso, un sopravvivere accontentandosi delle briciole, un ringhiare a una sparuta carezza.
È un libro che non si può semplicemente leggere, è un'esperienza che fai con tutti i sensi.
Toccare queste pagine è come accarezzare un cane randagio: affetto sporco e fugace, senza futuro.
Sfogliarle ti riempie le narici e la fronte di un profumo invitante, un dolciastro traditore, come quello di certa eroina fumata al chiuso.
"Randagi" ti lascia dentro la malinconia di uno sguardo dal finestrino sporco di un treno regionale.
Ha il non-gusto di cibo quasi andato a male, ingurgitato per mantenerti in piedi, senza godimento, senza piacere, un malloppo di bolo che mandi giù a fatica.
E oltre alla colonna sonora che Pasquale ti spara in faccia all'inizio di ogni capitolo, questo libro ti fa sentire il fruscio delle macchine di notte sull'autostrada lontana. Un respiro umano affannato, fatto di motori che corrono verso la loro fine, ignari della tua.
Questa storia è una pugnalata alla memoria, un calcio al futuro, una cartolina dall'apocalisse.
Redazione Calliphora
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