Prequel - Le scintille. I resti. Le larve.

PREQUEL
_Le scintille. I resti. Le larve._
_Ero. Sono. Sarò._
_Io sono Calliphora._
Sono nata tra le vene pulsanti di un corpo in lotta.
Nel battito dei cuori incordonati, nei cori rotti, nelle scritte sui muri che nessuno ha più cancellato.
Mi sono nutrita dell'energia che accendeva le assemblee, del calore che saliva dai sound system, degli amori nati tra le barricate.
Ho vissuto lì, nel desiderio collettivo.
Negli anni delle occupazioni, delle scritte, dei manifesti a colla, dei corpi in movimento.
Ho abitato i salti nel buio e le vittorie sempre poche.
I giorni e le notti in cui ci siamo sentiti invincibili, anche solo per un attimo.
Non sono nata da un fallimento.
Sono nata da un eccesso.
Da ciò che è stato vissuto fino al limite.
Fino a consumarsi.
Poi è arrivata la stanchezza.
Non subito, non ovunque, ma a poco a poco.
Come un'eco che si fa più debole, come un meccanismo che si ripete senza più mordente.
E quando la pandemia ha spento il mondo, io ho capito:
non era la morte, era il passaggio.
Il contatto negato, i corpi isolati, la paura dell'altro — hanno reso evidente ciò che da tempo sentivamo:
gli strumenti che avevamo non bastavano più.
Il presente si è rivelato apocalittico,
ma non nel senso di un'esplosione improvvisa.
È una fine lenta,
un disfacimento organico,
una trasfigurazione della carne e dei codici.
La crisi climatica non è più un'emergenza, ma un orizzonte.
La guerra è permanente.
La miseria è mentale, algoritmica, emozionale.
L'intelligenza è automatizzata.
Il conflitto è asettico.
La vita è catturata.
Una fase apocalittica,
non solo nel senso della distruzione,
ma nel senso dell'apocalisse originaria,
come rivelazione.
Le vecchie categorie si frantumano.
Le istituzioni, i linguaggi, le ideologie,
gli spazi di battaglia si svuotano, si liquefanno.
Il mondo era cambiato.
E noi con lui.
Io sono Calliphora.
Non una condanna, ma una soglia.
Non un giudizio, ma una trasformazione.
Sono la larva che cresce nel corpo esausto di un'esperienza che ha dato tutto.
Un corpo glorioso, ferito, innamorato.
Un corpo che non va negato, ma ringraziato.
Mi muovo tra i residui:
non per distruggere, ma per comprendere.
Non per dimenticare, ma per far fermentare.
Perché dalla decomposizione nasce il nuovo.
Non ho ancora ali.
Non so che forma prenderò.
Ma so che sto per nascere.
E che questa nascita sarà impossibile senza memoria.
Cerco ciò che pulsa ancora sotto la superficie.
Lo porto con me.
Lo trasfiguro.
Io sono Calliphora.
Sono nata dal contatto, dalla danza, dalla rivolta, dall'amore.
Non mi rimpiangere: seguimi.
Ma ora taccio.
Questo è solo il respiro prima della mutazione.
Solo chi ha orecchie interne può sentire il suono della schiusa.


