PAPIRI CONTENT Z-A: LA POLITICA HA PAURA DEL SACRO Commento a un testo proveniente da un futuro antico.

Esplode un fuggi fuggi generale tra le file della militanza: "una bomba!" gridano alcuni. Il Sacro è piombato tra noi.
La politica ha paura del Sacro.
Si palesa come un immondo lovecraftiano: indicibile e incomprensibile. Una forma senza confini, una
forza troppo grande da far passare sotto la lente delle analisi e troppo potente da piegare al servizio
dell'efficienza.
Quante facce grigie abbiamo ormai. Quanto sono spenti gli occhi dei visionari che sognano un mondo diverso. Continuiamo a portare offerte al tempio della produttività. Gli spiriti della performance si celano alle nostre spalle e suggeriscono parole contorte, sembrano amiche, ma invitano a girare in tondo.
Brillano come oro i feticci del materialismo e noi pronti a venerarli. Sono i figli di Realismo al quale stiamo sacrificando la nostra immaginazione.
(Papiri Content Z-A; 18, 2 6)
"La politica ha paura del Sacro", citano i papiri. Non delle religioni o della religiosità: la politica ha paura dell'esperienza del sacro. Della gnosi. Essa non può essere piegata al volere politico, è esperienza intima, emancipatrice. Non posso che essere d'accordo.
Il Sacro è fratello di Vuoto, è Vuoto stesso! Sacro e Vuoto sono fratelli di Morte. Così come Morte è sorella di Nascita.
(Papiri Content Z-A; 18, 2 6)
Il sacro è indefinito, ignoto, non è oggettivabile, analizzabile e non può essere piegato a scopo
utilitaristico.
Non serve materialmente a nulla! Questo è il vero problema.
Anche noi come la controparte cerchiamo soggetti sempre disponibili, sacrificabili, produttivi:
militanti e martiri. Non accettiamo che qualcosa non sia utile ad uno scopo preciso, che non persegua
un obiettivo. Non accettiamo il vuoto. Non accettiamo un'esistenza che contempli inutilità.
L'utile è la differenza positiva tra costi e benefici.
L'inutilità, invece, è un varco. Uno spazio che non ha funzione, un luogo non ancora occupato. È lì
che può insinuarsi il diverso, come accade nella pratica rituale: uno spazio in cui le forme si delineano
senza condizione e, apparendo, plasmano la realtà.
Ho scrollato i social per due ore oggi: avevo paura del vuoto
Ho partecipato ad una sterile assemblea ieri: avevo paura dello stesso vuoto
Il Sacro è la soglia che porta ad un mondo talmente alieno che non contempla alienazione.
(Papiri Content Z-A; 18, 2 6)
Il rifiuto del vuoto esistenziale, che cerca di farsi strada nel mondo post-pandemico è la prima
opposizione al processo di morte e rigenerazione. Accettare che un vecchio mondo sia finito, lasciare
uno spazio indefinito senza forma è il primo passo per approdare su nuove sponde.
Il vecchio traina ogni cosa, c'è una mancanza di spazio.
La non accettazione del vuoto insiste a riempire con il conosciuto e il definito, quando avremmo
bisogno di lasciare spazio allo sconosciuto se non addirittura all'indicibile. Ecco cosa insegna il Sacro,
per questo fa paura.
"Uscire dalla zona di comfort" dicono sempre i guru new age devoti alla teologia neoliberista e alla
metafisica del capitale.
L'ironia sta nel fatto che siamo in grado di comprendere di più il linguaggio della controparte infarcito
di performance profittevole, che il linguaggio del sacro che trascende le categorie. Si presenta
totalmente alieno.
La spada è ciò che divide il prima dal dopo, i padri dai figli. La spada penetra decisa, incide. Quando è tesa verso il cielo dissolve, quando cala ricostruisce.
(Papiri Content Z-A; 18, 2 6)
L'immaginazione non riesce più ad essere una lama tagliente. Quando non squarcia il velo opaco che
rende grigie le esistenze, l'immaginazione non è.
Immaginare significa prendere delle forme da un altro piano e materializzarle.
Non sono finite le forme, è il veicolo che non funziona: non ha spazio per camminare.
E' una battaglia che si combatte sul piano dell'interiorità.
L'estroversione è l'unica direzione conosciuta, l'introversione un terreno inesplorato, ameno, non a
caso il ponte per il mondo Invisibile.
L'affannata ricerca di senso nella quale siamo piombati in questi primi anni del nuovo millennio, che
non riesce ad abbandonare il '900, non trova soluzioni. Il consumo propone un senso alla vita
inappagante verso il quale viaggiamo tutti: chi con logiche individualiste, chi aspira ad un
indubbiamente lodevole comunismo di lusso.
Ma siamo davvero certi che la liberazione consista solo nella redistribuzione della ricchezza e nel
liberare un tempo che non sappiamo abitare?
E' una domanda alla quale non è facile dare risposta, né la risposta è la liberazione del tempo da
dedicare alla militanza in senso performativo.
Allo stesso tempo la risposta non può stare nella liberazione del tempo per dedicarlo all'ascesi.
O meglio: ad ognuno il proprio Daimon, la propria Vocazione.
Il Vuoto che viene evocato all'interno dei Papiri è lo spazio nel quale può presentarsi una nuova immagine, così come l'oracolo si presenta nell'estasi e l'intuizione si palesa nella fase più profonda di un rituale.
Nessuno conosce le risposte. Ma le giuste domande quali sono?
La relazione con il Sacro impone l'obbligo di relazionarci con lo sconosciuto al di là dell'utilità immediata della soluzione.
Vuoto non non può essere creato: è ospite.
Imbandite le vostre tavole, spegnete gli schermi, ponetevi in silenzio ed egli forse verrà.
Quando le artiglierie bombardano la mente rifugiatevi nel profondo, aspettate che passi. Nella quiete
Vuoto si presenterà.
(Papiri Content Z-A; 18, 2 6)
Non elogio dell'immobilismo, è invito a camminare nel deserto.
E' giunto il momento in cui i magi dicano la propria e non si rifugino più nei loro templi.
Il mondo sarà l'altare.
Giustizia cali la spada.
L'Atanor bruci lento.
L'oro da redistribuire non è solo quello delle banche!
(Papiri Content Z-A; 18, 2 6)
Frater Eos
Nota del curatore
Il presente testo fa parte di un corpus frammentario denominato Papiri Content Z-A, rinvenuto in forma discontinua e privo di indicazioni certe circa autore, datazione e contesto di produzione.
La numerazione ricorrente (18, 2–6) non ha trovato riscontri univoci in altri archivi noti e potrebbe riferirsi a una classificazione interna oggi indecifrabile.
Il lessico presenta interferenze tra linguaggio politico, rituale e amministrativo, suggerendo una fase storica in cui tali registri risultavano già in crisi o sovrapposti.
Non è stato possibile stabilire se il testo preceda o segua gli eventi cui sembra alludere.
Non vi è certezza che i Papiri Content Z-A siano mai stati scritti per essere letti.
Alcuni passaggi suggeriscono piuttosto una funzione rituale o preparatoria, come se il testo servisse a rendere abitabile uno spazio di vuoto prima dell'azione.
La loro diffusione potrebbe non costituire un atto di trasmissione, ma un errore.
Calliphora


