ESAGONI#001 - Bullizziamo i lavoristi

28.05.2026

ESAGONI è la rubrica nella quale pubblichiamo i contributi che arrivano al nostro ALVEARE.
Qui si raccoglie il segnale, un luogo di contatto, convergenza e contaminazione.


Cara Calliphora, 

penso che dobbiamo dire le cose con chiarezza: i lavoristi devono essere trattati male. Mi dispiace pure un po' perché vorrei stare in armonia con tutti quanti e uscire a bere una birra senza avere nemici intorno, ma i lavoristi stanno rovinando il mondo. Lo so, il bullismo è una cosa brutta, infatti non dico di piombargli alle spalle mentre sono alla macchinetta del caffè e dargli uno scappellotto o fargli una smutandata, ma ai lavoristi secondo me dobbiamo trattarli male. Stanno rovinando il mondo. Io lo so che cos'è il bullismo, i figli di papà mi sfottevano perché non avevo la maglia con quello che gioca a polo sopra ma riciclavo le magliette di mio cugino più grande, però se non scrivevo bullissmo nessuno mi leggeva: è un espedinete retorico, come mi suggerisce l'AI. 

Il lavorista è un guscio vuoto che non sa cos'è il piacere, allora per sentirsi vivo ha bisogno di provare sofferenza, quella famosa sofferenza che rende vivi. È talmente vuoto che deve farsi riempire da qualcosa e allora spalanca i suoi orofizi per farsi abbuffare dalle stronzate del capo. È un bignè alla mission, vision, target con una glassa di soustainibility e diversity e inclusion. 

Nella maggior parte sono dei poveracci, pure loro bullizzati al liceo per i panni riciclati, e ora per sentirsi qualcuno vogliono fare a gara con altri poveracci per fare carriera, partecipano tutti al gioco del polipo, infatti alla fine finiscono tutti pestati su uno scoglio per essere meglio masticati dal sistema. 

Cioè, ci sta un mio collega che dice che se non lavorasse non saprebbe cosa fare della vita, che a casa si annoia. È un guscio, ha bisogno che qualcuno gli riempie le giornate e il reddito universale le giornate non te le riempie te le allunga, e ti allunga la vita, e questi in fondo stanno solo aspettando di morire. Sono gli asceti della metafisica del tardo capitalismo non aspettano altro che fare il salto nel baratro e si tengono impegnati fino a quando succede. Intanto però si impegnano a lucidarsi il guscio per tutta la vita: la bella macchina, le storie mentre sono in viaggio, i ristoranti, qualcuno fa pure il dj alle feste reggaeton. Il Signore a questi non gli ha dato l'anima forse, e in qualche modo queste quattro ossa e un bicchiere di sangue da qualcosa devono pur essere retti. 

Dobbiamo trattarli male, ma non per sadismo, perché li dobbiamo salvare. Quando vieni bullizzato ti svuoti, crollano le certezze, l'insicurezza ti divora. Ecco, li dobbiamo rendere insicuri, bisogna svuotare questi gusci per riempirli di nuovo di vita vera. Io non sono cattivo, non mi piace trattare male la gente ma di fronte alle ingiustizie che le persone si auto infliggono e infliggono agli altri proprio non riesco a stare zitto. 

Cioè, io dovrei sentirmi felice del fatto che devo lavorare tutti i giorni per l'azienda pure oltre il consentito perché sennò la mia vita non ha nessun senso? Se non lavoro non so cosa dovrei fare? 

Cioè, io per sapere cosa devo fare della mia esistenza ci deve stare un capo che me lo spiega, deve prendere la saccapoche e mi deve riempire di target sennò non so dove andare? 

Li dobbiamo trattare male, li vedi che per offenderti ti dicono "a te non piace lavorare" oppure per darti un'occasione di redenzione nella società ti dicono "vai a lavorare". Io da oggi quando uno svalvola e sta tutto frustrato dalla sua esistenza e se la prende con chi riesce ad emanciparsi gli direi "vatti a licenziare". Sotto i post dei social quando ci sta quello tutto frustrato che se la prende con chi sciopera per esempio gli farei una shit storm di "vatti a licenziare", "ecco un altro che se non lo riempiono non sa campare", "è arrivato il figlio adottivo dell'azienda che non fa un passo se non glieli ordina il padre". Tutte cose così, io sono poco creativo datemelo voi qualche suggerimento. Cioè questi hanno paura che i robot lavorano al posto loro. Rileggetela: questi hanno paura che i robot lavorano al posto loro. 

Hanno paura. La paura mia è che i robot mi mettono a lavorare. Già il manager non dorme per fare i meet e scrivere le mail, figurati se lo fa un robot, ti piazza il meet alle 4 di mattina, tanto non dorme. E chissà, una Ai che simula un essere umano è più umana di un guscio vuoto forse. Li dobbiamo trattare male, quando parlano li dobbiamo zittire, non c'è bisogno di dare spiegazioni, li dobbiamo solo trattare male perché così vogliono essere trattati perché così campano ogni giorno. Li dobbiamo svuotare. 

E comunque, se vi trovate alle macchinetta del caffè uno scappettolotto in fondo glielo potete pure dare...a scopo educativo. Fategli un regalo. 

Vostro assiduo lettore TrillyTrolly


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